Viaggio d'estate

di e con A. Battistella

Viaggio d'estate è una piccola metafora di un piccolo spaccato di vita. A parlare è un ragazzo che ha costantemente vissuto dei momenti della sua vita sempre nello stesso modo: «Ogni anno, ogni estate sempre lo stesso percorso, sempre lo stesso viaggio [in quella città] non per una questione di semplice routine, ma perché è da quando sono nato che vado là e mi sono fatto degli amici».

Riesamina il suo vissuto guardandosi alle spalle e si accorge di essersi creato dei mondi paralleli, di essersi creato bolle su bolle per evadere da tutte quelle situazioni che se avesse affrontato direttamente lo avrebbero ferito a morte. Eppure, in un modo o nell'altro, lo hanno toccato e non lo hanno lasciato indifferente. Si accorge, così, di aver vissuto facendo finta di non curarsi di quelle faccende di vita che sfiorano tutti; tirando le somme, si accorge di come il mondo viva così freneticamente e così superficialmente solo per non pensare a qualcosa che il ragazzo sta cominciando ad intuire: « […]
la ragion d'essere dell'uomo è fatto dal suo passato e dal suo presente in relazione al suo futuro. E l'unica certezza del futuro è la morte, soltanto la morte. […] Non facciamo altro che muoverci e correre per distrarci dalla morte; l'uomo edifica civiltà su civiltà per distogliere il suo pensiero da quell'incappucciato con la falce in mano. Pochi affrontano questa situazione di petto e gli altri tentano di raggirarla».

A rompere (definitivamente?) la bolla del suo mondo fantastico è una semplice, banale situazione: il padre, grande amante delle immersioni per riuscire a prendere qualche riccio di mare, per la prima volta si stanca dopo una giornata di pesca con il ragazzo il quale si rende conto che se lui sta crescendo, suo papà sta invecchiando. (
Mio padre per la prima volta non riuscì a salire [lo scoglio]. Era là, stanco, stremato; e mi chiedeva di lasciarlo in balia del mare mentre io sarei dovuto andare via. A me sembrò che mi stesse dicendo: «Ormai sono vecchio e destinato a finire qui il mio viaggio; tu, invece, sei giovane. Non pensare a me e mettiti in salvo!». Già, "mettiti in salvo" perché lo vedevo in piedi su uno scoglio, ma con l'acqua che gli arrivava alla vita; e pareva fosse destinato a rimanere lì per sempre e a morire trascinato dalla corrente).

È un testo ironico, a tratti divertente, che però si trasforma lentamente in un "trattato" sul dubbio della vita che ha la generazione nata negli anni '80. Ma, forse, è un dubbio (o una crisi) che ha avuto qualunque persona nata e cresciuta in questo mondo; però - e questo è un dato di fatto - sono i ragazzi nati verso la fine del '900 che sono cresciuti nella "pornografia della morte":
«è proprio vero che viviamo in un'epoca di pornografia della morte in cui i bambini conoscono tutto sul sesso, ma niente sul trapasso. Quei genitori modello, figli rivoluzionari, erigendo a bandiera l'epoca della modernità e dell'apertura mentale, spiegano tutto:
- Come nascono i bambini?
- Figlio mio: si fa così, così e così!
- Che è successo al nonno?
- Ha fatto un viaggio… ma tornerà. Ora dormi… non ci pensare.
Così vedi gruppi di amici riuniti attorno alla TV con un DVD porno, ma nessuno sta accanto al proprio famigliare per accompagnarlo in quel suo ultimo viaggio
».

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